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REPERTORIO
AlfaBetiMuti La parola si è calcificata. I singoli termini si sono insaccati nel loro significato in una terminologia schematica ristretta. La parola delimita ed esaurisce il pensiero, lo strangola” (Artioli). La parola è dunque muta. Le parole sempre più spesso sembrano troppe e vuote, in un momento storico e culturale come quello attuale in cui, soprattutto da parte delle generazioni più giovani, è forte l’esigenza di concretezza. La danza rappresenta uno dei linguaggi più immediati ed universali. La gestualità ed il movimento sono forme di espressività ancestrali e le più immediate forme di comunicazione quando i linguaggi diventano incomprensibili. La scelta musicale vede proprio l’uso di brani con parole spesso poco chiare, che diventano talvolta solo accompagnamento sonoro o virtuosismo strumentale…. Passi di danza come lettere, sequenze come parole, coreografie come frasi senza voce, a formare un alfabeto noto a tutti, perché parla dell’anima e all’anima di tutti. Passi in canone, ripetuti, alternati, come combinazioni di lettere e vocali dove il senso è casuale. Parole inutili come legacci, che possono imprigionare anche un amore (il passo a due con il nastro rosso) Un alfabeto muto visivo, o visionario, un riflesso istintivo della propria anima. Coreografie: Francesca Selva Musiche: autori vari Danzatori: 3 Consulenza musicale: Rossella Dalmaschio Assistenza regia: Daniela Maggese Organizzazione: Marcello Valassina LP Faber un'attimo... Lo spettacolo apre con un omaggio ad uno dei più grandi cantautori italiani, Fabrizio de Andrè, poeta rappresentativo dell’impegno politico nella musica degli anni 70. Le sue canzoni, anche quelle più intimiste, sono sempre attente alle tematiche attuali della realtà sociale ( simboleggiato nel quadro coreografico dai ritagli di giornale). Un attimo dedicato alla poetica impegnata del cantautore genovese che logicamente introduce LP. LP Lp, ovvero ellepì, ovvero long playing, ovvero giocando a lungo. Questo lo spirito delle coreografie, con musiche originali degli anni ’70, scelti seguendo un attento e rigoroso riferimento cronologico del rock progressivo per rivivere l’epoca musicale del vinile. Gli anni ’70, anni di rivoluzioni, anni di nuove aspettative e prese di coscienza, anni di lotta.. Anni di crisi, anni di piombo, anni emblematici di un’epoca di passaggio, di discussione, di speranza di cambiamento, di voglia di partecipazione collettiva. Anni passati, ma ancora attuali: gli stessi conflitti, ancora crisi di identità, la stessa voglia di pace e cambiamento, ma oggi con una più amara consapevolezza. Sulla scena cuscini colorati, a suggerire le illusioni, afferrati dal desiderio di cambiamento, e poi abbandonati. Il sogno colorato degli anni ’70: un gioco durato il tempo di un 33 giri. Coreografie: Francesca Selva Musiche: autori vari Danzatori: 3 Consulenza musicale: Massimo Biliorsi Assistenza regia: Daniela Maggese Organizzazione: Marcello Valassina Perla Imperfetta - fuori repertorio (2003) (sottotitolo: Per l’imperfetta) L’idea della DIFFERENZA viene concepita come autentica ricchezza. Chi sopravvive ha una grande forza vitale, necessaria anche a sopportare il senso della solitudine. Perle. Lisce. Rotonde. Perfette. Preziose quanto più perfette. E tra loro la perla imperfetta, nata anche lei dal caso, ma con cui il caso ha più giocato. Regalandole rugosità, colore e luci diverse. Perla imperfetta, che racchiude però il segreto della vita. E le rotture di apparenti equilibri biologici rendono potente la diversità sopravvissuta. Lì sta il gioco più profondo della vita. E la perla imperfetta è quella davvero preziosa. Le musiche che accompagnano il racconto, interpretato sulla scena da sei danzatori, sono scelte tra le arie più raffinate dello stile barocco, dal momento che proprio la parola “baroc”, dall’etimologia portoghese, significa “perla imperfetta”. E a chiudere la storia, brani di musica fado, per un viaggio nel tempo, tra differenze di stili e stupori eterni. E proprio il fado, interpretato da gruppi contemporanei portoghesi, è in grado di interpretare il senso di solitudine, un canto interiore che prende forza dalla disperazione, e che guarda comunque al di là dell’oceano. In un viaggio di speranza. Maree o Europa minor - fuori repertorio (2002) L’idea dello spettacolo è rappresentata dal sottotitolo, che suggerisce un’ Europa minore, fatta di gente qualunque che si riconosce ovunque. L’ascolto del brano musicale, composto da Mauro Pagani, con cui la compagnia ha avuto occasione di collaborare, è ricco di sonorità etniche di ispirazione mediterranee, e suggerisce ambientazioni suggestive, in cui si possono incontrare popoli di provenienza diversa. Popoli affacciati sul Mar Mediterraneo, il mare comune, che lega l’Oriente con l’Occidente, sfiorando l’Africa in un viaggio senza tempo e senza spazio. Al lento ritmo perpetuo delle maree. Un’ Europa Minor, fatta di gente qualunque, con voci, suoni, tradizioni diverse: un viaggio danzato tra le musiche di autori contemporanei, uniti da comuni ispirazioni mediterranee. Vìòla! - fuori repertorio (2001) Continua il percorso narrativo coreografico iniziato con Veleni e Profumi: modi di essere diversi, modi di sentire diversi, contrapposizioni apparenti che si rivelano poi essere similitudini, facce della stessa medaglia. Contrasti che si uniscono creando sfumature senza confini. Vìòla! si ispira in prima lettura al colore. Nato dall'unione del rosso e del blu. Colori fondamentali e opposti, simboli della passione e della razionalità. Viòla come colore dell'equilibrio, che concilia passione e tranquillità. Viola che unisce le differenze, la diversità. Eppure il viola é legato ad una simbologia negativa, di penitenza, magia, lutto o sfortuna. Un colore fortemente legato alla superstizione, a dei luoghi comuni che non sempre sono legati alla saggezza popolare. Luoghi comuni che possono addirittura emarginare le diversità. Da questa considerazione Vìola! si ispira ad una seconda lettura: vìolare, disubbidire, trasgredire una morale comune ottusa che tende ad emarginare le differenze. Violare il viòla, se questo significa non sottostare ad una superstizione comune che non permette il confronto con altre realtà. Motivo conduttore dello spettacolo la musica tardo-barocca, a sottolineare un periodo decadente dove si comincia a mettere in discussione la sontuosità dell'apparenza per ricercare l'essenza illuminista della ragione umana. Dove per la prima volta credenze popolari e miti alchimistici si contrappongono alle prime teorie razionali. Manierismo contro essenzialità, forme sontuose e ciprie contro ragioni illuminate e saponi |
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