Alfabeti Muti

In Repertorio

Alfabeti Muti

“La parola si è calcificata. I singoli termini si sono insaccati nel loro significato in una terminologia schematica ristretta. La parola delimita ed esaurisce il pensiero, lo strangola” (Artioli).
La parola è dunque muta.
Le parole sempre più spesso sembrano troppe e vuote, in un momento storico e culturale come quello attuale in cui, soprattutto da parte delle generazioni più giovani, è forte l’esigenza di concretezza.
La danza rappresenta uno dei linguaggi più immediati ed universali. La gestualità ed il movimento sono forme di espressività ancestrali e le più immediate forme di comunicazione quando i linguaggi diventano incomprensibili. La scelta musicale vede proprio l’uso di brani con parole spesso poco chiare, che diventano talvolta solo accompagnamento sonoro o virtuosismo strumentale….
Passi di danza come lettere, sequenze come parole, coreografie come frasi senza voce, a formare un alfabeto noto a tutti, perché parla dell’anima e all’anima di tutti. Passi in canone, ripetuti, alternati, come combinazioni di lettere e vocali dove il senso è casuale. Parole inutili come legacci, che possono imprigionare anche un amore (il passo a due con il nastro rosso) Un alfabeto muto visivo, o visionario, un riflesso istintivo della propria anima.

Dettagli

  • Coreografia: Francesca Selva
  • Musiche: autori vari
  • Danzatori: 3
  • Consulenza musicale: Rossella Dalmaschio
  • Assistenza regia: Daniela Maggese
  • Organizzazione: Marcello Valassina

In scena

  • 0000, 00 mese Struttura – Luogo

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