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compagnia danza francesca selva
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NUOVA PRODUZIONE

Syrenae
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Le Sirene con il loro canto seducono , lasciando percepire la vera conoscenza. Per questo gli dei ordinavano loro di divorare chiunque avesse osato ascoltarle. L’uomo non poteva avere accesso alla conoscenza, alla verità. Le Sirene custodivano il segreto del mistero della morte (la profondità del mare); l’incanto della voce permetteva a chi lo ascoltava di raggiungere la coscienza divina, ma a prezzo poi della propria vita.
Francesca Selva in SYRENAE, ha voluto dare una interpretazione personale sulla seduzione.
Le Sirene diventano donne capaci di sedurre e ingannare. Capaci di passioni feroci e di pentimenti fragili. Carnefici e vittime, in una società inquieta dove alla fine anche l’incanto della seduzione viene mercificato. Sirene trasformate in donne, e donne trasformate in merce. Gli scogli dell’isola delle custodi del mare diventano cubi su cui ballare, tentare e attrarre gli uomini. Per poi divorarli. O per essere invece divorate?

Musiche: Demetrio Stratos, Area, Bach, Keith Jarret, Uri Caine
Coreografie: Francesca Selva
Interpreti:Gelsomina Di Lorenzo, Alessandra Odoardi, Laiza Pucci
Consulenza musicale: Massimo Biliorsi
Assistenza regia: Daniela Maggese
Recorder: Valerio Pasquini
Organizzazione e messa in scena: Marcello Valassina
co-produzione La Città Aromatica, con la direzione artistica di Mauro Pagani


3 donne e 1 cappello
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Tre donne, tra storie che si intrecciano in un racconto astratto dove il “cappello” è maschera e verità.
Dove la vanità nasconde solitudini e semplici leggerezze, tra risate fragorose e pianti silenziosi.
Purchè siano passioni. Tutte al femminile.
Soggetto e messa in scena: Marcello Valassina
Coreografia: Francesca Selva
Musiche: Autori Vari
Interpreti: Sara Catallani, Laiza Pucci, Cristina Surace.
Audio recorder: Valerio Pasquini
Costumi: Farida Pesi, Carmilia
Fotografie di Alessandro Botticelli


Trilogia in rosso
Tre immagini, tre visioni dove il leit-motiv del colore rosso ci avverte di un pericolo impercettibile, di una indefinibile inquietudine. Tre storie di sangue e solitudine macchiate di rosso terreno. Tre storie sospese nel tempo, come se non ci fosse un domani.

  • Attesa
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    Una giornata estiva segnata dal bianco accecante, a significare un’attesa prolungata. Forse di un amante, forse di un figlio di ritorno da una guerra qualsiasi... La scena di un quotidiano vissuto con l’aspettativa di un incontro quasi “ingessato” in gesti legati ad una abitudine rassegnata. Fino a quando...
    (liberamente ispirato all’opera La Voce Umana di j. Cocteau, il brano vuol essere un omaggio ad Anna Magnani, che ne fu indimenticabile interprete, in occasione del centenario della sua nascita)
    Coreografia: Francesca Selva
    Interprete: Cristina Surace
  • Oppio
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    Il papavero è il fiore dedicato a Demetra: solo bevendo il suo succo, poteva trovare consolazione all’atroce dolore per la perdita della figlia. Solo il sonno potrà così rendere accettabile una realtà altrimenti insopportabile. Un sogno infinito, una morte momentanea....ma pur sempre un inganno...
    Coreografia: Francesca Selva
    Interprete: Laiza Pucci, Sara Catellani
    Soggetto e regia: Marcello Valassina
    Costumi: La Sartoria Teatrale - Firenze
    Audio Recorder: Valerio Pasquini
  • Ferita
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    Chi è Ferita?
    Ferita è colei che è stata ingannata, sfruttata, abbandonata, rinnegata
    Ferita è la realtà rifiutata, discriminata, calpestata.
    Ferita la trovi sotto casa, alla stazione, o sotto il sole, a nascondere cicatrici con preghiere scritte su pezzi di cartone.
    Ferita è la mia anima , davanti all’indifferenza e all’impotenza.
    Ferita è la mia coscienza, complice spietata

    Coreografie: Francesca Selva
    Musiche: autori vari
    Consulenza musicale: Cinzia Cudai, Massimo Biliorsi
    Danzatori: Laiza Pucci, Francesca Forgione
    Assistenza regia: Daniela Maggese
    Organizzazione: Marcello Valassina
  • Il Bacio della Tarantola
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    Liberamente ispirato al tema della "pizzica" salentina, viene accentuato nella narrazione coreografica l'origine magica e leggendaria legata alla tradizione popolare delle strie.
    Al tramonto la tarantola esce dalla sua tana segreta per dare voce con un doloroso bacio a chi è rimasto muto prigioniero. Libertà passeggera scambiata per malata follia...

    Coreografie: di Francesca Selva
    Soggetto e Regia: Marcello Deliva
    Interprete: Francesca Benvenuti
    Costumi: Il Gorilla-Firenze
    Audio recorder: Valerio Pasquini

Les bancs publics
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rassegna stampa >>

Panchine come testimoni di qualunque attesa, di destini di follia ordinaria.
Panchine come saggi indulgenti che subiscono un graffito, un ricordo inciso che diventa assurda memoria di amori passeggeri o di solitudini esistenziali.
“Dunque, poco fa ero al giardino pubblico. La radice del castagno s’affondava nella terra, proprio sotto la mia panchina. Non mi ricordavo più che era una radice. Le parole erano scomparse, e con esse il significato delle cose… ; la radice, le cancellate del giardino, la panchina, la rada erbetta del prato, tutto era scomparso…..Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. ..”.
(J.P. Sartre, “La Nausea”)

Coreografie: Francesca Selva
Regia: Simone Durante 
Video: Arte-V Milano
Danzatori: Annalisa Fontana, Paolo Gualdi, Laiza Pucci, Daniela Ricci  
Organizzazione: Marcello Valassina  


 
oppio
 
 
 
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